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viernes, 11 de julio de 2025

TONALESTATE – Il manifesto dell’edizione 2025


Il tema sul quale il Tonalestate – International Summer University ci invita a riflettere è la miseria, e ad esso ci introduce con un titolo privo di ambiguità: “deRelicti”, cioè scartati, abbandonati, senza più nulla da perdere e bisognosi di tutto.


Questo accorato aggettivo-sostantivo, nel manifesto, viene accompagnato e, se possibile, in qualche modo consolato, da un verso di Virgilio. Nel Libro primo dell’Eneide, con l’enigmatica sinteticità della lingua latina, passibile quindi di un’infinità di traduzioni, il sommo poeta, per il quale un “picciol fallo è amaro morso”, afferma: sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangent. Il punto centrale della sua affermazione sta in quel lacrimae rerum, cioè il pianto
delle cose e sulle cose, un pianto che nasce da una pietas misericordiosa che prende sul serio la miseria e ne fa motivo per prese di posizione coraggiose e
indulgenti, pronte alla compassione e all’ardimento.

Affrontare il tema della miseria – pensiamo alla sua etimologia: “mis” cioè “lontano da/nemico di” ed “eros”, cioè “amore fecondo” – richiede concretezza
e realismo, perché prendere per mano una persona in miseria non è certo facile: si tratta, infatti, di avere a che fare con la più estrema delle povertà. E il termine latino “derelicti”, sulla cui incerta radice “liek” non si è concordi, si riferisce a chi non ha nulla e, quale relitto nel mare della vita, è sbattuto di qua e di là da onde alle quali non può opporre resistenza. “Derelicti” sono i nostri fratelli che sono lasciati in balìa di una solitudine degna del nostro pianto, ridotti a “cose” pronte per essere vendute e mercanteggiate: sono loro gli schiavi di questo secolo XXI che, inneggiato da tanti come portatore di una nuova era di pace, mostra, invece e ancora, un volto sfigurato dalla crudeltà. E bisogna dirlo: se di fronte a queste tragedie “non piangi, di che pianger suoli?”. Il pianto dev’essere il primo passo, per poi impegnarsi in un lavoro sollecito, onesto, leale, fino ad essere disposti a dare la propria vita.

Il dolore di chi è in miseria ci racconta anche della crudeltà sempre purtroppo presente nella storia dell’umanità. Se la radice greca della parola dolore è “deléomai”, cioè “distruggere”, quella della crudeltà ha, da “cruor”, il sapore del “sangue rappreso” e ha la durezza, da “crudus”, di un ghiaccio che nessun sole sembra in grado di sciogliere. Di fronte a questo, dovremo confrontare i nostri dolori, a volte così meschini e piccini, col tipo di dolore che, con realismo e capacità poetica superlativa, ci viene descritto, a simbolo di tutti i “derelicti” della storia, nel Libro di Giobbe, uomo giusto che, senza colpa, prostrato nella miseria più totale, osò parlare con Dio. E dovremo riflettere sulla crudeltà (la riconosciamo in chi ha un “animo disposto a sentimenti ed opere fiere e atroci, e l’addimostra nei fatti”) con cui agiscono coloro che, nemici d’amore, guidano e governano città, paesi, nazioni e continenti, provocando ferite che richiederanno secoli per essere sanate. E quella crudeltà, purtroppo e in diversa misura, tutti l’assorbiamo e tendiamo a riprodurla nelle nostre relazioni più quotidiane, in casa, al lavoro, a scuola, nei luoghi di svago o di vacanza, attraverso i nostri inganni, le nostre menzogne, le maldicenze, le mormorazioni e le piccole o grandi vendette che mettiamo in atto spesso in modo sottile e nascosto, ma che non per questo risultano meno dolorose in chi le subisce. C’è infatti la crudeltà evidente e indignante di chi ordina di fare le guerre, di chi impone di trattare i migranti come delinquenti e invasori, di chi fa piazza pulita di un popolo in nome di vergognose e inesistenti superiorità razziali o riduce al nulla altri popoli per arricchire il proprio, e c’è la crudeltà “privata”, quella che ogni donna e ogni uomo sa di compiere e della quale spesso non ha nemmeno il pudore di vergognarsi e chiederne perdono.
I derelitti, per i quali il pianto della storia sembra non avere mai fine, il Tonalestate ci propone di guardarli in faccia, senza prendere quelle vie di fuga che ci lasciano la coscienza immacolata solo perché inutilizzata. Come possiamo accettare che ancora vengono massacrati degli innocenti – come ci ricorda senza mezze misure il bel quadro di Guido Reni – che pagano con la loro vita l’avidità, la tirchieria e l’ambizione di chi ha il potere? E come valutiamo le rivoluzioni che sono state messe in atto nel tempo: che cosa hanno portato di positivo e che cosa hanno distrutto? E che tipo di rivoluzioni, oggi, in questo turbolento 2025, sono necessarie, anzi obbligatorie, per rispondere alla povertà estrema in cui vengono lasciati interi popoli? E quali sono i bisogni che, se non vengono soddisfatti, trasformano l’esistenza in un inferno? Quando una persona si trova senza casa e senza sostento, senza amici, magari senza più nemmeno un ideale che gli dia conforto, dove e in chi troverà un aiuto vero e pertanto efficace? In nome di chi potremo dire, ancora col Virgilio dell’Eneide, solve metus, cioè “non temere”? Vale dunque la pena chiedersi, come invita a fare il sottotitolo del manifesto: “chi ha le chiavi del regno?”. Sono forse in mano di chi s’impossessa del potere o c’è un più in là, un più in su ma più vicino sul quale possiamo fondare la nostra speranza e col quale possiamo collaborare per creare un mondo giusto e umano?

Sono queste alcune delle domande sulle quali il Tonalestate desidera dialogare nel suo convegno d’agosto, al quale parteciperanno, come ogni anno, giovani e adulti, studenti e pensionati, operai e scienziati, gente di lettere insieme a musicisti, pittori, architetti, artigiani, giornalisti ed intellettuali, persone impegnate a fondo e concretamente nei drammi e nelle speranze
del nostro tempo.

viernes, 4 de julio de 2025

L'età del ferro è oggi. di Tomasso Montanari


Nell’età del Ferro se ne andarono il pudore la sincerità, la fiducia, e presero a regnare invece le frodi, gli inganni, la violenza e un amore criminale del possesso…. E alla fine la Giustizia lasciò la terra, inzuppata di sangue, per tornarsene in cielo. Sono più o meno queste le parole delle Metamorfosi di Ovidio che Pietro da Cortona si vide consegnare dalla corte medicea per immaginare il suo affresco sull’età del Ferro, ultimo dei quattro della piccola Sala della Stufa, a Palazzo Pitti dedicati alle fasi della storia umana. Il risultato lo vedete: una città è messa a ferro e a fuoco, mentre soldati in armi uccidono vecchi, rapinano donne e templi, uccidono e violentano senza freni. Il nuovo ‘stile concitato’ – qualche decennio più tardi prenderemo a chiamarlo ‘barocco’ – raggiungeva la sua maturità, in una terribile eloquenza: il movimento, la furia, la forza erano quelle delle guerre vere, le guerre sanguinose che gli uomini e le donne del Seicento conoscevano bene.

Mai come oggi, tuttavia, queste immagini sembrano parlare del nostro, di tempo: di questa età ferrea in cui i governanti non sono saggi, anzi sono pericolosi esaltati. E in cui il diritto è di nuovo sottoposto alla forza: senza nemmeno l’ipocrisia di un nascondimento, di un velo di resipiscenza, per non dire di vergogna. La legge del più forte è teorizzata, celebrata, propugnata: purché il più forte siamo noi. Così, vedendo questo affresco i cantori dell’‘identità occidentale’ (quelli che riscrivono i programmi scolastici di questa età di ferro…) ci suggerirebbero un’unica accortezza: di identificarci con chi il ferro lo brandisce, non con chi lo subisce. Con i vincenti, non importa quanto mostruosamente violenti: la parte giusta della storia è questa, ora. Con Trump, non con i civili iraniani. Con Netanyahu, non con le persone di Gaza… E le altre tre età dipinte dal Cortona non mette conto nemmeno guardarle: a pena di farsi chiamare ‘anime belle che ancora credono nel diritto a tutela del più debole’. Che, prima di sprofondare in questa epoca ferrea, non era mica un’offesa.

jueves, 3 de julio de 2025

miércoles, 2 de julio de 2025

V I O L E T T E - N O Z I È R E S / Paul Eluard - Max Ernst

 



Cuando el pelícano

 

Los muros de casa se parecen

Una voz de niña responde

Sí como un grano de trigo y las botas de las siete leguas

Sobre una de las paredes están los retratos de familia

Un mono al infinito

Sobre la otra pared está la puerta de este cuadro mutable

Donde yo penetro

Antes

 

Luego bajo la lampara se discute

De un mal extraño

Que vuelve locos y geniales

La niña tiene lumen

Polvos misteriosos que viene desde lejos

Y que se gustan a ojos cerrados

 

Pobre angelito decía la madre

Con el tono de las madres menos bellas que las hijas

Y celosas

 

Violette soñaba baños de leche

Bellos vestidos de pan fresco

Bellos vestidos de sangre pura

Un día no habrá más padres

En el jardín de la juventud

Habrán desconocidos

Todos los desconocidos

Los hombres por los cuales se es siempre diferente

y la primera

Los hombres por los cuales se escapa de sí misma

Los hombres por los cuales no se es hija de nadie

Violette ha soñado de deshacer

Ha desecho

El horrible nudo de serpientes de los vínculos de sangre


(Versión de Ruiz T. Benqué)




martes, 5 de noviembre de 2024

Age of Ages: Un viaje gótico de ciencia ficción hacia el Apocalipsis V (Fin)




Sir Edwin escuchó de un agente de la PI*, sobre los cielos extranjeros, una increíble historia sobre un banco de arenques que se dirigía a Niza. ¿Iba la naturaleza tan enmascarada como la humanidad? «Maldita presa», pensó esperanzado Sir Edwin. Para este tipo de cosas tiene que haber una razón».

*Planetary Intelligence System Survey o PISS, cuya abreviatura es P.I.





Lo había.
Las provisiones voladoras caían de un logro estupendo... la primera colonia terrestre en orbitar el planeta.

El premio inmobiliario, anunciado como una «parcela celestial», se lanzó con la exitosa canción «El futuro es ahora». La ciencia-ficción ya no existía.

Novela gráfica de Norman Rubington e ilustraciones de Akbar del Piombo.
Traducción de T. Ruíz Benqué 

lunes, 28 de octubre de 2024

Giacomo Leopardi XXIII Canto notturno di un pastore errante dell’Asia


Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

 

Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L’ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s’affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
E’ la vita mortale.

 

Nasce l’uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell’esser nato.
Poi che crescendo viene,
L’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell’umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perchè dare al sole,
Perchè reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
Perchè da noi si dura?
Intatta luna, tale
E’ lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.

 

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perchè delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l’ardore, e che procacci
Il verno co’ suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand’io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l’aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell’innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D’ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell’esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors’altri; a me la vita è male.

 

O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perchè d’affanno
Quasi libera vai;
Ch’ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perchè giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,
Tu se’ queta e contenta;
E gran parte dell’anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra,
E un fastidio m’ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perchè giacendo
A bell’agio, ozioso,
S’appaga ogni animale;
Me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale?

 

Forse s’avess’io l’ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E’ funesto a chi nasce il dì natale.

 

¿Qué haces, luna, en el cielo? Dime, ¿qué haces
silenciosa luna?
Surges de noche y vas
contemplando los desiertos, y luego te paras.
¿Aún no estás cansada
de recorrer los caminos del cielo?
¿Es que aún no te cansas ni te hastías
de mirar estos valles?
Se parece tu vida
a la del pastor.
Sale con la primera luz
y conduce el rebaño por el campo; ve
majadas, prados, fuentes.
Después, cansado, reposa de noche.
Otra cosa no espera nunca.
Dime, oh luna, ¿de qué le sirve
su vida al pastor,
y a ti la tuya? Dime, ¿adónde tiende
este vagar mío,
tan breve,
y tu curso inmortal?



Viejo, canoso, enfermo,
descalzo y casi sin vestido,
con la pesada carga a las espaldas,
por valles y montañas,
por rocas y por playas y por brañas,
al viento, con tormenta, cuando abrasa
la hora y cuando hiela
corre, corre anhelante,
cruza estanques, torrentes,
cae, se levanta
y se apresura siempre,
sin reposo ni paz,
herido, ensangrentado; hasta que llega
allá donde el camino
y donde tanto afán al fin se acaba:
horrible, inmenso abismo
donde al precipitarse todo olvida.
Oh, virgen luna,
así es la vida mortal.



Al dolor nace el hombre
y ya hay riesgo de muerte en el nacer.
Es la pena, el tormento,
lo que, desde el principio, va probando.
Y los padres empiezan
a consolarle por haber nacido.
Y luego, cuando crece,
uno y otro le sostienen, y así, por siempre,
con palabras y actos,
procuran darle ánimo
y consolarle de su estado humano:
porque no existe más grata tarea
de padres con sus hijos.
Pero, ¿por qué alumbrar,
por qué mantener vivo
a aquel que, por nacer, es necesario consolar?
Si la vida es desventura,
¿por qué continuamos soportándola?
Intacta luna, tal es el mortal estado.
Pero tú mortal no eres
y acaso cuanto digo no te importe.



Tú, solitaria, eterna peregrina,
tan pensativa, acaso bien comprendas
este vivir terreno,
nuestra agonía y nuestros sufrimientos;
acaso sabrás bien de este morir, de esta suprema palidez
del semblante,
y faltar de la tierra, y alejarse
de habitual y amorosa compañía.
Y tú, seguro que comprende
el porqué de las cosas, y ves el fruto
del alba y de la noche,
del callado e infinito fluir del tiempo.
Sin duda sabes a qué dulce amor
sonríe la primavera,
a qué ayuda el verano y qué procura
con sus hielos el invierno.
Mil cosas sabes y otras mil descubres
que al sencillo pastor le están prohibidas.
A veces, si te miro
tan silenciosa, encima del desierto llano,
que allá, en el horizonte lejano, cierra el cielo;
o bien, con mi rebaño,
seguirme poco a poco; o cuando veo
arder allá en el cielo las estrellas,
pensativo me digo:
«¿Para qué tantas estrellas?
¿Qué hace el aire infinito,
la profunda serenidad sin fin?
¿Qué significa esta
inmensa soledad? ¿Y yo qué soy?».
Conmigo así razono y de este espacio
soberbio, ilimitado,
de esta familia innumerable,
adivinar no sé la utilidad, el fruto,
después de tanto afán, del movimiento
de cada cosa terrena y celeste
girando sin reposo
para volver allá donde surgieron.
Pero en verdad –oh doncella inmortal–
tú sí lo sabes todo.
Yo sólo sé y comprendo
que de los eternos giros
y de mi frágil ser,
bien y goce
otro hallará; mi vida es mal tan sólo.


Oh, rebaño mío que reposas, oh tú, dichoso,
acaso ignorando tu miseria.
¡Cuánta envidia te tengo!
No sólo porque de afanes
te encuentras casi libre;
Y todo sufrimiento, todo daño,
cada temor extremo, pronto olvidas,
acaso porque nunca sientes tedio.
Reposando a la sombra, en la hierba,
estás dichoso y sosegado;
Y la mayoría del año
vives en tal estado, sin molestia.
Yo a la sombra me siento, sobre el césped,
y de hastío se llena
mi mente, como sentir una espuela clavada;
así que nunca he estado tan lejos, aun sentado,
de hallar la paz o espacio.
Y ya nada deseo,
y razón de llorar nunca he tenido.
Lo que tú gozas y cuánto
no sé decirlo;
sí sé que eres dichoso.
Poco es el goce que yo siento,
oh rebaño mío, pero de ello no me duelo.
Si supieses hablar preguntaríate:
«Dime, ¿por qué yaciendo
ocioso, sin cuidados,
cada animal descansa,
y yo, cuando reposo, siento tedio?».



Quizá si alas tuviese
para ir a las nubes
y contar una a una las estrellas,
o, como el trueno, errar de cima en cima,
sería más feliz, dulce rebaño,
sería más feliz, cándida luna.
O es que tal vez se aleja
de la verdad mi mente, si pienso en otra suerte:
acaso en toda forma,
en todo estado, ya sea en cuna o en cubil,
es funesto a quien nace el nacimiento.

viernes, 18 de octubre de 2024

PANE PACE LAVORO - LA POLITICA TORNA A SCUOLA - INCONTRO CON GIAN GUIDO FOLLONI - 23 OTTOBRE 2024

 


Reggio Emilia, 18 ottobre 2024

 

Pane Pace Lavoro propone alcuni incontri per raccontare esperienze, proporre dialoghi e dibattiti perché “La politica torna a scuola” come tentativo e contributo per rinascere insieme, conoscere, vivere ciò che ci è contemporaneo attraverso e oltre la propaganda.


Il primo incontro sarà mercoledì 23 ottobre alle ore 18:30 con Gian Guido Folloni sul tema: “Perché brucia il Medio Oriente”.

 

Per capire quel che lì accade bisogna allargare lo sguardo. Andare oltre gli orrori che quotidianamente testimoniano lo stermino in atto. Oltre Gaza, oltre il Libano. Fino all’Iran, al Golfo Persico, alla Siria. Il Medio Oriente brucia per gli storici irrisolti squilibri che la Comunità Internazionale non ha voluto risolvere. Ma le guerre del Medio Oriente sono una parte del conflitto globale. Integrano e s’aggiungono a quella in Ucraina, alle tensioni nel Mar cinese meridionale, in Corea e nel mar Glaciale Artico. Alla crescita delle nazioni emergenti, i G7 contrappongano la supremazia militare. Schierano la NATO. Si preparano a un mondo diviso e non condiviso. 


Gian Guido Folloni è giornalista professionista, già Senatore e, nel 1999, Ministro per i rapporti con il Parlamento. È presidente di ISIAMED, ente internazionalistico.


L’incontro si svolgerà nella Sala Civica della Polveriera, in P.le Mons. Oscar Romero, 1/O, a Reggio Emilia.


Siamo giunti alla fine delle democrazie occidentali? Esiste ancora il diritto internazionale? La nostra Costituzione è ancora da realizzare o va cambiata? Fare politica è dare se stessi per le altre persone e la convivenza sociale o è ormai una professione redditizia e conveniente per sé e, al massimo, il proprio clan? Si pensa al futuro della società civile o le persone sono solo elettori da convincere in una costante campagna elettorale?


Crediamo ci sia molto da discutere e molto da cambiare e, per farlo, occorre tornare a intendersi sul significato delle parole e delle azioni della politica.

Occorre tornare a scuola.


Pane Pace Lavoro

panepacelavoro.com

El Apolo del Belvedere: Restauración en equilibrio entre tecnología y filología






Después de casi cinco años, el Apolo del Belvedere, una de las esculturas más ilustres y célebres de las colecciones papales, vuelve a ser visible para el gran público. La Dirección de los Museos Vaticanos y de los Bienes Culturales se complace en presentar hoy el proyecto de estudio y restauración coordinado por el Departamento de antigüedades griegas y romanas y realizado por el Laboratorio de restauración de materiales lapídeos en colaboración con el Gabinete de investigación científica. La compleja y delicada intervención -realizada gracias al generoso apoyo de los Patrons of the Art in the Vatican Museums- ha respondido al reto de restablecer el equilibrio del Apolo sin comprometer su maravillosa armonía.

La estatua, descubierta en Roma en 1489 en la colina del Viminal, llegó al Vaticano entre 1508 y 1509, por voluntad del pontífice Julio II, que estaba creando el Patio de las Estatuas con un programa iconográfico compuesto centrado en los orígenes míticos de la antigua Roma. En aquella época, el Apolo debía de estar intacto, le faltaba sólo la mano izquierda y los dedos de la derecha, pero ya en 1511 se tiene noticia de la inserción de un “hierro” en la estatua, quizá para anclarla a la pared de uno de los nichos del Patio. Las obras de restauración fueron realizadas entre 1532 y 1533 por Giovannangelo Montorsoli, quien, escribe Vasari, «rehizo el brazo izquierdo que le faltaba a Apolo». En realidad, los grabados contemporáneos muestran que la intervención supuso también la sustitución del antebrazo derecho y la integración de la parte superior del tronco del árbol sobre el que se apoyaba así el nuevo brazo.
Las numerosas fracturas que pueden observarse hoy en la estatua -zócalo, tronco de árbol, tobillos, rodillas, brazo derecho y partes del manto- son el resultado de la larga vida de la escultura, que ha sido expuesta al aire libre desde su descubrimiento y ha sido objeto de manipulaciones y movilizaciones, incluso de cierta magnitud, como la napoleónica de París (1798-1815) y la más reciente, pero desgraciadamente no indolora, de los Estados Unidos de América (1983).


Después de examinar varias soluciones, la fragilidad actual de la estatua obligó a tomar la decisión de volver a proponer un soporte, como ya había decidido Antonio Canova, tecnológicamente avanzado: el elemento posterior de fibra de carbono, anclado a la base, utiliza únicamente los orificios y rebajes existentes y es capaz de reducir en unos 150 kg el peso que recae sobre las fracturas más delicadas. La tracción proporcionada por la barra mitiga además el desequilibrio del centro de gravedad hacia el brazo izquierdo que, inclinado hacia delante, también está muy lastrado por el manto.
La postura de un Apolo esbelto, escénica y bien realizada en el bronce original -del año 330 a.C., posiblemente obra del artista ateniense Leochares- resulta, en cambio, una solución bastante atrevida en mármol. Quizá por ello no ha llegado hasta nosotros ninguna otra réplica fiel de esta obra maestra de las esculturas griegas en bronce, aunque en época romana debió de existir una tradición de copias.

Un extraordinario descubrimiento en la década de 1950 permitió recuperar en las ruinas del palacio imperial de Baia, al norte de Nápoles, cientos de fragmentos de yeso pertenecientes a un taller que poseía vaciados tomados directamente de las obras maestras originales del arte griego del bronce de los siglos V y IV a.C., gracias a los cuales podía realizar copias fieles en mármol para los ricos mecenas de la zona de Flegrea. Entre estos fragmentos de yeso se reconoció también la mano izquierda que faltaba del Apolo de Belvedere. Ha parecido oportuno aprovechar la ocasión de esta restauración para devolver al dios lanzador su mano “original”, insertando, en el lugar de la de Montorsoli, un molde del “molde de Baia”: el gesto se ha vuelto más natural, la mano proporcionada y ligera.
Se ha lanzado otro dardo y la comunidad científica podrá juzgar la bondad de un experimento filológico, en cualquier caso, totalmente reversible. 


miércoles, 16 de octubre de 2024

Olivetti: Glaser & Nizzoli

 

1949
Nel 1948 Nizzoli progetta per Olivetti la macchina da scrivere Lexicon 80. L'anno successivo disegna anche il manifesto pubblicitario: questa versione è quella prescelta al termina di una lunga serie di prove. Dopo aver messo il prodotto in relazione con un piano forte e una piovra, l'autore lo lega a un uccellino, simbolo non solo di leggerezza, ma soprattutto delle forme organiche della nuova macchina. La fotografia della Lexicon, presentata di tre quarti, evidenzia bene i profili curvilinei e la linea ammorbidita: una novità rispetto alla produzione tradizionale di casa Olivetti, orientata fino a quel momento avverso forme più aspre e taglienti. Il poster è interessante per un'inedita convivenza: quella di un'immagine fotografica, quindi estremamente realistica, con una quasi astratta. L'animale pronto a spiccare il volo, è semplificato all'estremo, la struttura corporea è poco più che una griglia di linee e colori.





1968
Glaser ha sempre ricordato con entusiasmo la sua collaborazione con Olivetti. Per la macchina da scrivere Valentine, disegnata da Ettore Sottsass , elabora un paio di manifesti straordinari, in cui interpreta capolavori dell'arte italiana: "nessun altra compagnia al mondo avrebbe provato a vendere macchine da scrivere in questo modo", ha detto. Uno dei due replica le tarsie lignee dello studiolo di Federico da Montefeltro nel palazzo Ducale di Urbino. Questo riprende il particolare del cane addolorato," una delle più belle immagini di animali mai eseguite", da uno dei più famosi dipinti del pittore rinascimentale Piero di Cosimo, La Morte di Procri (Londra, National Gallery). Tra il cane e Procri, di cui si vedono solo i piedi calzati da sandali, compare una squillante Valentine rossa. Come avrebbe descritto il suo dolore l'animale se avesse avuto il dono della parola e uno strumento così semplice come questa macchina?



B. Marsano, Manisfesti XX secolo, ed. Electa, Milano, 2003.

martes, 15 de octubre de 2024

V I O L E T T E - N O Z I È R E S / René Char - Yves Tenguy





La madre del vinagre
Primado del cuero encarnado
Sobre el espectro fétido clavado


En la partición los combatientes confraternizan
Pero no en la casa de los eclipses
La que domina retirándose creará oscuridad
Tú juntas tus anexiones con piedras tomadas de las cabezas de los caracoles


Hipo seguido de veneno


Orina acuosa del sueño
Desenredando la trama del tul
Tu que disparas a la luz
Tu desconcierto es una lágrima
Que anuncia el idilio


Defensa del amor violencia
Asfixia instantánea del diamante
Parálisis de la dulzura errante

(Versión de Ruiz T. Benqué)

jueves, 10 de octubre de 2024

Age of Ages: Un viaje gótico de ciencia ficción hacia el Apocalipsis IV.



El pelele más famoso de Scotland Yard, Sir Edwin Fuzz, mantiene una calma estoica ante una invasión irracional. Arquetipo del nuevo Hombre Global y jefe secreto de la ultrasecreta P.I.*, hace caso omiso de las burlas de sus compañeros de club, que poco sospechan de la hechicería que encierra su pintoresco casco de médula.

El viejo casco colonial alberga dispositivos microelectrónicos que le conectan con el tramo más alejado de una red internacional. Detrás de su férrea fachada hay un cerebro que se debate entre fuerzas siniestras y preguntas aterradoras: ¿Se ha ganado la batalla por la mente de los hombres? Y si es así... ¿quién la ha ganado?


*Planetary Intelligence System Survey o PISS, cuya abreviatura es P.I.

The Painted Self: The Franco and Maria Antonietta Nobili Collection of twentieth-century self-portraits


 From 11 October, the Vatican Museums will present to the public for the first time the entire corpus of the Nobili Collection: an exceptional body of 64 self-portraits belonging to the most extensive collection of artworks belonging to Franco and Maria Antonietta Nobili, built up by the Italian businessman and executive (Rome, 1925-2008) together with his wife during the course of the second half of the twentieth century.

In keeping with a long-standing wish of their parents, and to honour their memory, the works were generously donated in 2021 by the couple's five daughters and thus included in the Vatican Museums' holdings in the Collection of Modern and Contemporary Art.

Installed in the spaces of the Rooms of the Borgia Tower, the exhibition – curated by Rosalia Pagliarani of the Nineteenth Century and Contemporary Art Department – features a group of self-portraits ranging from the most renowned names in Italian art of the early and late twentieth century, such as Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Mino Delle Site, Emilio Greco, Pietro Marussig, Pippo Oriani, and Ottone Rosai, to the equally distinguished names of the Roman School and its environs, such as Ferruccio Ferrazzi, Franco Gentilini, Virgilio Guidi, Mario Mafai, Luigi Montanarini, Adriana Pincherle, Fausto Pirandello and Alberto Ziveri, together with foreign artists such as Xavier Bueno, Jean Cocteau and José Ortega. The humanistic interests of the Nobili couple, along with their love of Rome, is revealed through the presence of artist-writers such as Carlo Levi, Trilussa and Mino Maccari, while the nineteenth-century is represented by the intense self-portraits of Antonio Mancini, Filippo Palizzi and Ettore Ximenes. The figure of the Venetian Linda Buonajuti is fascinating and still little-known; her self-representation as a full-figure Amazon was chosen, with its extraordinary Central-European air, as the opening work of the exhibition.

The exhibition, which will remain open until 11 January 2025, will be accompanied by an illustrated catalogue edited by Rosalia Pagliarani (Edizioni Musei Vaticani), the result of studies and research on the new acquisitions. The volume, containing informative notes on 64 works – many of which are previously unseen – also retraces the history of collecting and the special relationship that in some cases was created between the Nobili family and the artist.
 

lunes, 7 de octubre de 2024

V I O L E T T E - N O Z I È R E S / André Breton - Salvador Dalí



Todas las cortinas del mundo corridas sobre tus ojos
En vano
Delante de su cristal hasta el agotamiento
Estirarán el arco maldito de la ascendencia y la descendencia
Tú no te pareces a nadie vivo ni muerto
Mitológica hasta la punta de las uñas
Tu prisión es la boya a la que se intentan agarrar en su sueño

Todos vuelven ella los abrasa

Como se remonta al origen de un perfume en la calle
Dividen a escondidas tu itinerario
La bella alumna del liceo Fénelon que amaestraba murciélagos en su pupitre
La nevadilla de la pizarra
Alcanza la morada familiar donde se abre
Una ventana moral en la noche
Los padres una vez más se santiguan por su hija
Han puesto el cubierto sobre la mesa de operaciones
El buen hombre es negro para mayor verosimilitud
Mecánico se dice de trenes presidenciales
En un país de miseria donde el jefe supremo del Estado
Cuando no viaja a pie por miedo a las bicicletas
Sólo tiene prisa en tirar de la señal de alarma para ir a retozar en camisa sobre el talud

La excelente mujer ha leído a Corneille en el libro escolar de su hija
Mujer francesa lo ha comprendido
Lo mismo que su apartamento comprende un singular cuarto de desahogo
Donde brilla misteriosamente una prenda íntima
No es de las que se guardan riéndose veinte francos en la media
El billete de mil cosido en el dobladillo de su falda
Le asegura una rigidez precadavérica
Los vecinos están contentos
En todas las partes de la tierra
Contentos de ser vecinos

La historia dirá
Que el señor Nozières era un hombre previsor
No sólo porque había ahorrado ciento sesenta y cinco mil francos
Sino porque había elegido para su hija un nombre en cuya primera parte
se puede discernir psicoanalíticamente su programa
La biblioteca de cabecera quiero decir la mesilla de noche
No tiene después de eso más que un valor de ilustración

Mi padre olvida algunas veces que soy su hija
El perdido
A la vez teme y sueña traicionarse
Palabras encubiertas como una agonía sobre el musgo
El que dice haberlas oído de tu boca desafía a todo lo que vale la pena
ser desafiado
Esta especie de ánimo es ahora lo único
Que nos compensa de un montón de rastrojo cerca de un
cenador de capuchinas
Que ya no existe
Cenador bello como un cráter

Pero qué auxilio
Otro hombre a quien tú dabas parte de tu angustia
En un lecho un hombre que te había pedido el favor
El don siempre incomparable de la juventud
Recibió tu confidencia entre tus caricias
Era necesario que fuera desconocido ese pasajero
Hacia ti sólo supo hacer volar una bofetada en medio de la blanca noche

Lo que abandonabas
Sólo podías perderlo en brazos del azar
Que hace tan fluctuantes los fines de siesta de París en torno a la mujeres de ojos de cristal enloquecido
Entregadas al gran deseo anónimo
Al cual forma maravillosamente únicamente
Silenciosamente eco
Para nosotros el nombre que tu padre te dio y te arrebató

Resbalamos allí donde se posó tu alto tacón de azúcar
Es igual que tengan o no la apariencia de no estar conformes
Ante tu sexo alado como una flor de las Catacumbas
Viejos estudiantes periodistas podridos falsos revolucionarios curas jueces
Abogados vacilantes
Saben muy bien que toda jerarquía termina ahí

Sin embargo un muchacho te esperaba enigmáticamente en
una terraza de café
Ese muchacho que en el Barrio Latino vendía al parecer
entretanto La Acción francesa
Deja de ser mi enemigo puesto que tú le amabas
Hubiérais podido vivir juntos aunque sea tan difícil vivir con su amor
Te escribió al partir Malvada querida
Al menos es bonito
Hasta para el mejor informado el dinero infantil no es más que
la espuma de la ola

Mucho tiempo después de la caballería y de la caballería de los perros
Violeta
El encuentro no será poéticamente más que una mujer sola entre la
inhallable espesura del Champs-de-Mars
Sentada con las piernas en X sobre una silla amarilla



(Versión de Manuel Álvarez Ortega)

viernes, 4 de octubre de 2024

Age of Ages: Un viaje gótico de ciencia ficción hacia el Apocalipsis III.

 

Las cosas no eran lo que parecían y la gente veía «Cosas» por todas partes...


En la gran Exposición Oda al Progreso, jóvenes y ancianos admiraron los últimos triunfos científicos. La sensación de la exposición fue un nuevo género, nacido in vitro. El primero de los «prefabricados», un producto maduro y suave, nacido de un prodigioso órgano reproductor femenino con la eficacia de una cadena de montaje, sin contracciones, ruido ni dolor.



lunes, 30 de septiembre de 2024

Age of Ages: Un viaje gótico de ciencia ficción hacia el Apocalipsis III.








Los escépticos se burlaban y los expertos se extrañaban de la asombrosa afluencia de divinidades variadas que se materializaban a partir de las advertencias de los profetas del Juicio Final. El más humilde de todos era un templo para algún nuevo Señor con apenas aceite suficiente para ungir su sagrada reliquia.



En esta espeluznante deformación temporal, los nativos de Nueva Jersey se asombraron al ver cómo la Atlántida Perdida se alzaba brevemente en las inmediaciones.

10 giugno 1962 - 10 de junio de 1962


Un solo rudere, sogno di un arco,
                              Una sola Ruina, sueño de un arco,

di una volta romana o romanica,                                 de una bóveda romana o románica,

in un prato dove schiumeggia il sole                          en un prado donde espuma el sol

il cui calore è calmo come un mare,                           cuyo calor es apacible como un mar,

e, del mare, ha il sapore di sale,                                  y, del mar, tiene el sabor a sal,

il mistero splendente: lì ridotto,                                  el misterio resplandeciente: allí reducido,

sulla schiuma del mare della luce,                              sobre la espuma del mar de la luz,

il rudere è solo: liturgia                                               la ruina está sola: liturgia

e uso, ora profondamente estinti                                  y uso, ahora profundamente extintos

vivono nel suo stile – e nel sole –                               viven en su estilo – y en el sol-

per chi ne comprenda presenza e poesia.                    para quien comprenda su presencia y poesía.

Fai pochi passi, e sei sull’Appia                                  Das poco pasos, y ya estás en la Appia

o sulla Tuscolana: lì tutto è vita,                                  o en la Tuscolana: allí todo es vida,

per tutti. Anzi, meglio è complice                               para todos. Es más, es cómplice

di quella vita chi non ne sa stile                                  de aquella vida quien no conoce su estilo

e storia. I suoi significati                                             e historia. Sus significados

si scambiano nella sordida pace                                  se confunden en la sórdida paz

insofferenza e violenza. Migliaia,                               sufrimiento y violencia. Miles,

migliaia di persone, pulcinella                                    miles de personas, polichinela

di una modernità di fuoco, nel sole                             de una modernidad de fuego, en el sol

il cui significato è anch’esso in atto,                           cuyo significado está, también él, en acto,

si incrociano pullulando scure                                    se cruzan pululando oscuras

sugli accecanti marciapiedi, contro                             en las enceguecedoras veredas, contra

l’Ina. Case sprofondate nel cielo.                                La Ina. Casas que se precipitan en el cielo.

Io sono una forza del Passato                                       Soy una fuerza del pasado

Solo nella tradizione è il mio amore.                           Solo en la tradición es mi amor.

Vengo dai ruderi, dalle Chiese,                                   Vengo de las ruinas, de las Iglesias,

dalle pale d’altare, dai borghi,                                     de los retablos, de los burgos,

dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,                    olvidados en los Apeninos o en los Prealpes,

dove sono vissuti i fratelli.                                          Donde han vivido los hermanos.

Giro per la Tuscolana come un pazzo,                        Recorro la Tuscolana como un loco,

per l’Appia come un cane senza padrone.                   Por la Appia como un perro sin dueño.

O guardo i crepuscoli, le mattine,                                O miro los crepúsculos, las mañanas,

su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,                          sobre Roma, sobre la Ciociaria, sobre el mundo

come i primi atti del Dopostoria,                                 como los primeros actos de la posthistoria,

cui io assisto per privilegio di anagrafe,                      a los cuales asisto por privilegio de registro,

sull’orlo estremo di qualche età                                    desde el borde extremo de alguna edad

sepolta. Mostruoso è chi è nato                                     sepultada. Monstruo es quien ha nacido

dalle viscere di una donna morta.                                  De las vísceras de una mujer muerta.

E io, feto adulto, mi aggiro                                            Y yo, feto adulto, deambulo

Più moderno di ogni moderno                                       Más moderno que cualquier otro moderno

A cercare fratelli che non sono più.                               A buscar hermanos que no están más.


Pier Paolo Pasolini

El poema «10 de junio» (1962) forma parte de la recopilación «Poesia in forma di rosa» (1961-1964) y también se publicó en «Mamma Roma»

Uccellacci e uccellini

  PAJARracos y pajaritos Pier Paolo Pasolini, 1966. Int.: Totó, Ninetto Davoli, Femi Benussi. Italia. VOSE. 100 min. DCP Sinopsis “Escandali...