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domingo, 29 de septiembre de 2024

Ro.Go.Pa.G.

 


Enredos de sociedad

Cuatro segmentos reunidos en esta cinta de cuatro directores diferentes: Rossellini, Godard, Pasolini y Gregoretti, cuyo título es la primera sílaba de los apellidos de estos. 'Illibatezza' cuenta las atenciones que recibe una azafata de vuelo por parte de un americano maduro. 'El nuevo mundo' habla de una visión pre apocalíptica y post apocalíptica del mundo. 'La Ricotta' se basa en una parte de la vida de Jesucristo; y 'Il Pollo Ruspante', que habla sobre una familia materialista.

decine21.com

jueves, 26 de septiembre de 2024

La ricotta, Pier Paolo Pasolini (1963)


Tras hacer referencia al arte del siglo XIV (el uso de la luz contrastada de Masaccio) y a la poética de Caravaggio, Pasolini incorporó el color en su tercera película, La ricotta (1963). Este giro se produjo tras la lectura, en 1961, del texto de historia del arte La maniera italiana, de Giuliano Briganti. La película en cuestión está, de hecho, impregnada de «manierismo» (que Longhi, en 1953, definiría como un momento artístico en el que prevalecían «estados de ánimo caprichosos, volubles, a menudo introvertidos») a partir de las dos secuencias en las que Pasolini escenifica los dos cuadros de la Deposición de Cristo de Pontormo y Rosso Fiorentino, respectivamente, pioneros de esta corriente artística. Auténticas citas, por tanto, que encajan y colorean vivamente, con los brillantes matices típicos de los manieristas, una parte de la película que durante el resto del metraje está rodada en blanco y negro.
 
Dopo aver fatto riferimento all’arte trecentesca (l’utilizzo della luce contrastante di Masaccio) e alla poetica di Caravaggio, nel suo terzo film, La ricotta (1963), Pasolini inserirà il colore. Questa svolta nasce dopo che, nel 1961, egli era approdato alla lettura del testo di storia dell’arte di Giuliano Briganti La maniera italiana. Il film in questione è, infatti, intriso di “manierismo” (che Longhi, nel 1953 definirà essere un momento artistico in cui prevalgono «umori balzani, lunatici, spesso introversi») a partire dalle due sequenze in cui Pasolini mette in scena i due quadri della Deposizione di Cristo rispettivamente del Pontormo e di Rosso Fiorentino, pionieri di tale corrente artistica. Vere e proprie citazioni, dunque, che si inseriscono e colorano vividamente, con le tinte brillanti tipiche dei manieristi, parte della pellicola che per il resto del film è girata in bianco e nero.

Texto de Margherita BicocchiLa lezione di Roberto Longhi nell’opera di Pier Paolo Pasolini, 12/05/2022

https://echoraffiche.com/la-lezione-di-roberto-longhi-nellopera-di-pier-paolo-pasolini/ (visitado el 26/09/2024)

 

jueves, 19 de septiembre de 2024

Uccellacci e uccellini


 


PAJARracos y pajaritos

Pier Paolo Pasolini, 1966.

Int.: Totó, Ninetto Davoli, Femi Benussi.
Italia. VOSE. 100 min. DCP
Sinopsis

“Escandalizó a media humanidad.​ El argumento es sencillo. Totò, agricultor de profesión, y su hijo Ninetto se ponen en camino, en los alrededores de Roma, para pedir una moratoria e intentar solventar una deuda sobre su finca. Durante el camino, los dos hablan de la vida y de la muerte con un insólito personaje: un cuervo que habla. Éste dice ser intelectual y marxista de la vieja guardia. Sustenta la teoría de que la humanidad se divide en dos parcelas: la que habitan los pajarracos y la que alberga a los pajaritos.

Debemos tener presente que el film fue una “fábula narrada en prosa”, tal y como la describe su director. La película trata el ocaso de las ideologías, y reflexiona principalmente sobre el declive del marxismo, ideario que profesa Pasolini. El cineasta italiano realiza un ensayo en el cual cuestiona el destino de la humanidad. Vemos un compromiso político, que no esconde ni maquilla su airada y pesimista visión del mundo, al que condimenta con dosis de ironía.

Carlos Penelas en https://www.galiciaunica.es/

Premios
Banda Sonora:  Ennio Morricone. Nominada a la Palma de Oro en el Festival de Cannes de 1966

martes, 30 de julio de 2024

LE TEMPS VAINCU?

 



Com’è il nostro tempo e come lo vogliamo guardare, giudicare e vivere nella sua inevitabilità?

È evidente che è un tempo in cui le guerre – quelle grandi che occupano le pagine dei giornali e quelle più private eppure anch’esse gravi e dolorose – rendono tristemente scheletrico un panorama nel quale miseria e fame abitano gomito a gomito con ricchezze esorbitanti, mentre sole e pioggia continuano a cadere inesorabilmente tanto sui giusti come sugli ingiusti. Tempo di solitudine negativa e priva di soccorso, il nostro è dunque un tempo giunto al fondo di un abisso da cui è impossibile uscire, sebbene non manchino esempi meravigliosi di solidarietà che, per parafrasare Campana, potrebbero accompagnarci a incontrare la “divina semplicità”? Questo mondo, dominato dalla globalizzazione del male, riusciamo talvolta a vederlo “piccolo e leggero”, grazie alle mani e al cuore di chi vive con l’incantevole prospettiva che ci immette nell’eterno?

Di fronte a tanti cuori che vediamo tremare di vertigine, risulta perfetto il giovane dipinto da Courbet, il quale, con chiara evidenza, grida al cielo e agli uomini: “Tutto è perduto!”. E a lui fa eco il sottotitolo del manifesto, che potremmo così tradurre: “So come vanno le cose e non ho più niente da dire: mi hanno rubato tutto, parole, cose, idee, speranze; ho infatti mangiato la messa in scena di questa società dove il cielo è senza terra e la terra è senza cielo e non mi resta che urlare il mio disorientamento. Che cosa farò? Starò a guardare le torri barbare che dominano il mio nulla o scorrerò sopra la vita, dicendo per sempre addio alla gioia? Ci sarà mai una via di uscita a questa condizione?”.
Il ragazzo dipinto da Courbet potrebbe poi anche chiedersi: dove sono finiti gli ideali e i valori del passato? È il nostro un tempo sconfitto perché ogni essere umano ha perso la sua dignità e identità? Era meglio prima e occorre ripristinare il prima? Devo rinunciare ad agire e aspettare tempi migliori, rifugiandomi da qualche parte? Se non ci sono più le ideologie e tutto è relativo, posso forse trovare una via di scampo nell’attuale filosofia woke, che mi dice: “Inventatelo tu il senso, dato che sei un dio che ha tutti i poteri!”? Sono, queste, alcune delle domande già contenute nel titolo stesso del Tonalestate di quest’anno – “le temps vaincu?” – dato che “vaincu” indica una sconfitta che richiama alla memoria ciò che si è perso, ciò che si è visto “rotolare nell’abisso profondo dell’infamia”.

Il manifesto del Tonalestate, però, non vuole lasciarci smarriti di fronte all’intensa concretezza di queste domande, e lo fa grazie alla frase che ha scelto: “Eppure, spingendosi avanti, questo mare sarebbe un’avventura”. Queste parole, finale di una poesia che il professor Riva scrisse quando era poco più di un ragazzo, rompono, infatti, l’angusta prospettiva di vivere, come si ama dire adesso, “disperatamente svegli”. Chi lotta, chi studia, chi fatica, chi è giovane e chi non lo è più, a partire da questa frase, può, infatti, cominciare a chiedersi: il mio agire sta vivendo solo di un “consumato amore”? La mia speranza è solo un “rosso straccio”, cioè una povera cosa che si muove secondo come si muovono i venti? dove e come posso recuperare una speranza viva, limpida, lieta? La mia anima e quella del mio tempo potranno maturare insieme? Con chi camminerò per dire no alle guerre, alle ingiustizie, alle lotte non necessarie e a quelle crudeli violenze che sembro guardare con indifferenza e che invece vivo con sofferta impotenza? Ha ancora senso o, meglio, è ancora possibile il carpe diem di Orazio? E vale quel che diceva Seneca, cioè che “omnia aliena sunt, tempus tantum nostrum est”? Perché, per alcuni, il tempo della vita, di cui Seneca sostiene che siamo unici padroni, risulta così lungo, doloroso, assurdo e pesante da affrettarne la fine? Come può il tempo, da nemico, diventarmi amico? E come dire un positivo “ai giochi, addio”, quel saluto che sicuramente fece, nel segreto del suo cuore, la dolce Giulietta quando incontrò il suo Romeo, dando così il primo passo di un nuovo inizio alla sua storia?

Sarà, dunque, di grande intensità l’incontro al quale ci invita, quest’anno, il Tonalestate e che non si terrà sulle Alpi italiane ma sulle dolci colline emiliane e che, come sempre, sarà un incontro tra studenti, adulti, docenti, artisti e scienziati convocati per una riflessione e un approfondimento frutto del lavoro di studio, di ricerca e di presenza nel nostro tempo, con una ricchezza di esperienze fra loro legate da una diversità che consola e da un’unità che rallegra.

INGLESE

ESPAÑOL

Uccellacci e uccellini

  PAJARracos y pajaritos Pier Paolo Pasolini, 1966. Int.: Totó, Ninetto Davoli, Femi Benussi. Italia. VOSE. 100 min. DCP Sinopsis “Escandali...